Migrante suicida per il mancato rinnovo dell’asilo politico: salma rimpatriata con una colletta

La salma di Amadou Jawo, il 22enne del Gambia che nelle settimane scorse si era tolto la vita a Castellaneta Marina (Taranto), è giunta la scorsa notte nel villaggio del suo paese natale. Lo annunciano fonti vicine all’associazione “Babele”, della provincia di Taranto, che si occupa di accoglienza ed assistenza migranti, con la quale il giovane – pur non rientrando tra gli assistiti dell’associazione – era in contatto perché “Babele” gestisce anche un centro a Castellaneta Marina.

“Un’operatrice di Babele, che è in Gambia, insieme ad alcune delle persone ha atteso il feretro” si precisa, sottolineando inoltre, che “per ragioni burocratiche, la Regione Puglia non ha potuto garantire il contributo promesso. Quindi sono state le donazioni a riportarlo nel suo villaggio. La famiglia ringrazia tutti coloro che hanno contribuito. Con ciò che resta – annuncia l’associazione Babele – verrà fatta una strada dove c’è terra battuta”.

Contattata dall’Arci Puglia, la Regione Puglia, subito dopo il decesso del giovane, si era fatta avanti per coprire le spese necessarie al rimpatrio della salma. Nel frattempo, però, “Babele” aveva già lanciato la sottoscrizione per lo stesso fine, raccolta che ha permesso di ricavare anche una somma superiore al necessario grazie alle donazioni.

Amadou Jawo era da qualche tempo in Italia e il suo permesso temporaneo di soggiorno sarebbe scaduto a marzo 2019. Il giovane, in precedenza, si era visto respingere la domanda di asilo e per questo aveva fatto ricorso, ottenendo appunto il soggiorno temporaneo in attesa della conclusione del giudizio. A Castellaneta Marina, Amadou Jawo viveva in casa di connazionali.

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